strage isola

Provate ad immaginare una enorme discarica a cielo aperto, grande più di due volte l’Italia e formata da ogni tipo di rifiuto possibile ed immaginabile. Avete fatto? Perfetto! Ora immaginatela mentre galleggia nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico. 

 La Great Pacific Garbage Patch

Quella che avete appena letto è una sommaria descrizione del Great Pacific Garbage Patch, meglio nota come l’Isola dei Rifiuti, un immensa montagna di plastica e immondizia di varia natura, creata dalle correnti marine tra la California e le isole Hawaii, con il patrocinio ed il beneplacito dell’essere umano.

Secondo alcuni studi l’80% circa della spazzatura prodotta dall’uomo che si trova in mare, arriva direttamente dalla terra ferma trasportata dai venti o dalla pioggia. Un dato sconcertante! Secondo gli esperti “solo” il 20% di tali rifiuti viene gettato o abbandonato direttamente in acqua. La plastica che raggiunge il mare può vagare indisturbata per centinaia di anni.

La montagna degli orrori

Tutta la plastica che in un modo o nell’altro finisce nelle acque dell’Oceano Pacifico, viene trasportata da un gigantesco vortice di correnti denominato “Giro del Nord Pacifico” fino al centro del Pacifico stesso, a Nord-Est delle Hawaii, e va a formare questa immensa isola di rifiuti grande quanto il Texas, che non sta solo distruggendo l’ecosistema marino ma sta anche contribuendo alla morte di migliaia di uccelli ogni anno.

Alcuni scienziati dell’istituto oceanografico Scripps (USA) l’hanno visitata e studiata, raccogliendo ovunque pezzi di plastica di diverse misure e dimensioni. In questa area dell’Oceano detto il “giro” del nord Pacifico, le correnti fanno confluire la maggior parte dei rifiuti di plastica abbandonati in mare. Si parla di 100 milioni di tonnellate di rifiuti che rimangono intrappolati da queste stesse correnti, formando una specie di isola grande quanto il Texas.

Una strage infinita

Molti insetti e creature marine stanno deponendo le loro uova su questa montagna di plastica che ricopre le acque. «Si tratta di qualcosa che non dovrebbe trovarsi lì e che nel medio periodo potrebbe danneggiare irrimediabilmente il micro-habitat che si trova alla base dell’intero ecosistema oceanico» ha detto alla stampa la ricercatrice Miriam Goldstein.

Nel 2006 il Los Angeles Times aveva riportato la drammatica notizia relativa la fine di oltre 200.000 albatross dell’atollo Midway i quali, sorvolando l’immensa montagna di rifiuti, avevano scambiato questi ultimi per cibo, morendo intossicati, soffocati o disidratati.

Secondo alcuni ricercatori, ogni chilometro quadrato di questa parte di mare ospiterebbe oltre 30.000 pezzi di plastica, le cui dimensioni possono anche essere inferiori al centimetro. La “Great Pacific Garbage Patch” non sta solo distruggendo l’ecosistema marino, ma sta anche contribuendo alla morte di migliaia di uccelli ogni anno.

 di Rocco Malagoli

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Rocco Malagoli
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In cammino dal 18° compleanno. Quel giorno qualcosa è cambiato e Rocco ha cominciato una rivoluzione, pacata ma decisa, su tutti i fronti. Mille idee, mille cose da fare… Violinista per passione e professione, sulla strada per il fruttarismo totale, ambientalista, viaggiatore-ricercatore. Utilità piuttosto che estetica, salita anzichè discesa, Natura invece che cultura, ma tecnologia avanzata (aliena, direbbe) al posto di clava e pietra. Dei suoi primi 18 anni ha conservato il buon cuore, l’amicizia disinteressata, l’amore per la semplicità… e pochi capelli! Sogno nel cassetto: volare, che sia con aereo, parapendio o le sue ali…