Chi era Johannes Lepsius? Perché fu definito “giusto” dal popolo armeno? Cos’è il genocidio degli armeni e chi ne fu responsabile. Vediamo in breve una drammatica pagina della storia europea poco nota e molto imbarazzante per la comunità internazionale.

Chi può essere definito “giusto”

Prima di analizzare in breve la straordinaria storia di questo uomo, vediamo quali persone si possono fregiare del titolo di “giusto”.

Come nel caso dei “Giusti tra le nazioni” in relazione al genocidio degli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale, giusti sono coloro che a rischio della loro propria vita e senza alcun interesse personale si sono adoperati e spesi nel tentativo di salvare possibili vittime dai genocidi, aiutandole e denunciando al mondo le atrocità subite.

Sono uomini mossi da una grande senso della giustizia che, nonostante il pericolo, non si sono voltati dall’altra parte, facendo finta di niente, ma hanno agito in maniera concreta per salvare delle persone.

Gli Armeni

Gli Armeni risiedevano nell’Anatolia orientale e furono la prima nazione ad adottare il Cristianesimo come religione di Stato (301 d.c.).

Alla fine del XIX secolo erano sottoposti all’impero dei Turchi Ottomani prevalentemente di religione mussulmana. Un’ondata di nazionalismo pose ai vertici del governo il partito denominato “Giovani Turchi” che costituì il triumvirato de “I tre Pascià” (Mehmed Tal’at Pascià, Ahmed Gemal, Ismail Enver), che pianificò e fu responsabile del genocidio Armeno con il conseguente annientamento della comunità come entità storica, culturale e politica.

Il genocidio armeno, noto anche come Medz Yeghern, ossia il “Grande Male”, iniziò a Costantinopoli nell’aprile del 1915 con lo sterminio dell’elite armena e si estese sistematicamente fino all’Anatolia dove la popolazione armena fu costretta ad abbandonare ogni loro cosa, disperdersi nel deserto e obbligata a terrificanti marce della morte.

I due terzi (le stime parla di oltre 1.500.000) degli Armeni furono trucidati o morirono di stenti, senza cibo e acqua.

Il ruolo di Johannes Lepsius

Johannes Lepsius

Johannes Lepsius nacque a Potsdam in Germania il 15 dicembre 1858. Nel 1896, dopo essere venuto a conoscenza dell’atrocità perpetrate ai danni del popolo armeno, istituì la Fondazione tedesca Lepsius, nata per portare aiuto ai perseguitati.

Si recò di persona sui luoghi del genocidio per constatare di persona e vedere con i propri occhi la situazione, ed in seguito pubblicò un libro con il preciso intento di richiamare l’attenzione della comunità internazionale sulla drammatica e grave emergenza umanitaria. Si impegnò tenacemente per fermare il massacro anche attraverso azioni diplomatiche e conferenze pubbliche.

Dopo aver pubblicato clandestinamente il rapporto che denunciava la drammatica condizione del popolo armeno in Turchia, Lepsius deve rifugiarsi in Olanda (paese neutrale) in quanto la Turchia era alleata dell’Impero tedesco.

Rientrato in Germania nel 1921 testimoniò a favore del giovane armeno Soghomon Tehlirian, accusato di aver assassinato Talaat Pascià, ministro dell’Interno turco (1913-1918), dimostrando la complicità che questi aveva avuto nel genocidio. Anche grazie all’intervento di Lepsius, Soghomon Thelirian venne assolto.

Purtroppo la morte di Johannes Lepsius, sopraggiunta nel 1926 stroncò ogni suo futuro progetto a favore del popolo armeno. Ricordando Johannes Lepsius si commemorano anche le vittime del genocidio armeno che, ancora oggi, costituisce un argomento molto imbarazzante, come afferma il docente di storia delle dottrine politiche dell’università di Perugia prof. Alessandro Campi in “100 secondi con …” programma di Rai Storia:

Nella vicenda tragica del genocidio armeno ciò che colpisce non è solo l’entità dei morti ma l’ostinazione con la quale la Turchia ancora oggi, non vuole sentirne parlare, non vuole riconoscerlo. Ancora oggi in Turchia parlare del genocidio degli Armeni è considerato un reato un attentato all’unità nazionale. Molti intellettuali e letterati per averlo fatto hanno dovuto subire processi, sono stati condannati e alcuni sono stati costretti l’esilio. Lo stesso Pahmuk, premio nobel per la letteratura, ha avuto problemi per questo motivo. Ogni paese europeo, a partire dalla Germania, si è assunto le responsabilità che aveva avuto in vicende tragiche come lo sterminio degli ebrei. I paesi ex comunisti che sono entrati in Europa a loro volta hanno dovuto fare i conti con le vicende del totalitarismo sovietico, assumendosi ognuno la propria responsabilità.

Se l’Europa intende accettare la Turchia deve costringere quest’ultima a farsi un esame di coscienza e ad assumersi, di fronte alla comunità internazionale, le sue responsabilità storiche.

 di Raffaella Carecchio

 

 

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