«Esiste una scienza del diventare ricchi, ed è una scienza esatta, come l’algebra o l’aritmetica. Esistono alcune leggi che governano il processo di acquisizione della ricchezza. Una volta apprese e seguite queste leggi, l’uomo diventerà ricco con matematica certezza». Wallace Wattles

Riassunto e analisi del capitolo 2 del libro “La scienza del diventare ricchi” di W.Wattles.

Nota: tutte le citazioni tratte dal libro sono inserite nelle cornici

Un presupposto necessario

Come anticipato alla fine della trattazione del primo capitolo, eccomi ad analizzare e commentare il secondo capitolo della straordinaria opera di Wallace Wattles dal titolo La scienza del diventare ricchi.

Nell’introduzione che avete appena letto mette fin da subito in chiaro una cosa:

Una volta apprese e seguite queste leggi, l’uomo diventerà ricco con matematica certezza…

… non prima!

L’autore tiene quindi a sottolineare lo sforzo necessario nel processo di arricchimento: bisogna apprendere, studiare, capire e applicare. Sta dicendo che l’istruzione, o per meglio dire, un certo tipo di istruzione, è fondamentale.  

Questo importantissimo presupposto è ripreso anche nel libro Padre ricco, padre povero di Robert Kiyosaki: «quando i miei corsisti mi chiedono: “Mi dica come devo fare per arricchirmi in fretta”, la risposta che do li delude; infatti mi limito a riferire ciò che mi spiegava da piccolo il padre ricco: “se vuoi davvero essere ricco, devi imparare l’ABC finanziario”… il padre ricco metteva sempre in risalto il bisogno di alfabetizzarsi finanziariamente… Ora va detto che la ragioneria è forse la materia più noiosa al mondo; può anche essere la più difficile però se volete arricchirvi a lungo termine si rivela la più importante».

Chi era Wallace Wattles

All’epoca della stesura del suo capolavoro, Wallace Wattles aveva già 50 anni. La figlia Florence scrisse che il padre (nato negli Stati Uniti nel 1860) aveva ricevuto poca istruzione e si era ritrovato escluso da molte opportunità. Stando al censimento federale statunitense del 1880, viveva in una fattoria nell’Illinois dove lavorava come bracciante agricolo. Suo padre era giardiniere e sua madre casalinga. Sembra che abbia sperimentato molti fallimenti in gioventù, soprattutto di tipo economico.

Florence scrisse che il padre guadagnò molti soldi solo negli ultimi tre anni della sua vita. La sua morte, avvenuta nel 1911 a soli 51 anni, fu definita dalla figlia prematura e inopportuna, proprio quando iniziava il più bello, insomma. Non stiamo quindi parlando di un figlio di papà, nato con la camicia a cui spuntano i fiori in bocca, come nella pubblicità del noto dentifricio, ma di una persona che ha lottato e faticato per interrompere determinati schemi; un’uomo che relativamente tardi ha capito le dinamiche che fanno funzionare il meccanismo della ricchezza, ed ha voluto condividerle.

Fare le cose in un certo modo “intenzionalmente” o “per caso”

Il fatto di possedere soldi e proprietà è il risultato del fare le cose in un Certo Modo. Coloro che fanno le cose in questo Certo Modo, sia intenzionalmente sia per caso, diventano ricchi, mentre coloro che non fanno le cose in questo Certo Modo, per quanto siano capaci e lavorino duramente, rimangono poveri.

Avete mai pensato che ad alcune persone sembra andare tutto bene, mentre per altre avviene l’esatto contrario? Ogni cosa che toccano diventa oro, come re Mida, mentre altri, pur lavorando duramente e affannandosi, non riescono a cavare un ragno dal buco. La trappola, in questi casi, è quella di attribuirsi un destino avverso, di avere un atteggiamento vittimisticamente fatalista.

In realtà io stesso mi sto rendendo conto che la questione è molto più razionale di quanto possa sembrare. Alcuni fanno per istinto le cose in un certo modo; possiamo dire che hanno una predisposizione che affonda le proprie radici nella cultura e nell’educazione ricevute. Hanno generato schemi mentali virtuosi e potenzianti. Altri, invece, questo istinto innato non ce l’hanno proprio e devono faticare di più, sforzarsi maggiormente. La loro strada è più in salita rispetto ad altri. Ciononostante quella strada, come sostiene Wallace, esiste. Questo è il punto!

Alcuni hanno un talento naturale nel curare i propri affari, mentre per altri il percorso è più gravoso, faticoso e impegnativo, meno immediato. Il pericolo che ne deriva è di non intraprenderlo mai proprio perché si tratta di una possibilità che non si vede. Per fortuna esistono libri come quello di Wallace Wattles a farci aprire gli occhi e svegliarci dal letargo!

Cos’è la ricchezza

Prima di andare avanti, però, sento la necessità di chiarire meglio il concetto di ricchezza. Cos’è? Come fissare i propri obiettivi? Ci viene sempre in un aiuto Robert Kiyosaki nel libro Padre ricco, padre povero: «La ricchezza è la capacità della persona di sopravvivere un certo numero di anni senza dover lavorare… si misura il cashflow derivante dalla colonna degli attivi in rapporto alla colonna delle spese…. se ad esempio, gli attivi mi producono un cashflow di 1000 dollari al mese ed ho spese per 1000 dollari a questo punto non dipendo più dal mio stipendio… se mi licenziassi oggi potrei coprire le spese mensili con il denaro del cashflow (flusso del denaro)».

Quindi, una persona può considerarsi sulla strada giusta quando è in grado di generare delle rendite automatiche che le consentono di non dipendere più dal proprio stipendio (scambio tempo-denaro), potendo disporre liberamente del proprio tempo, il che significa poter sviluppare i propri talenti e curare meglio i propri interessi.

Il processo verso la ricchezza inizia (per molti) dal proprio reddito ma solo nella misura in cui questo contribuisce ad alimentare la colonna degli attivi la quale deve essere rimpinguata regolarmente generando, nel tempo, rendite automatiche via via sempre più importanti in modo da diventare di giorno in giorno sempre più ricchi.

E’ su questo che occorre lavorare, cioè sulla colonna degli attivi. Capire cosa sono gli attivi, comprendere la differenza tra attivi, passivi e reddito è un primo passo fondamentale. E’ la cultura di base, l’ABC dell’intera materia di studio. Robert Kiyosaki nel suo straordinario libro Padre ricco, padre povero lo spiega molto bene. Anche questo è un libro che tutti dovrebbero studiare e far leggere ai propri figli.

Se per vivere in maniera dignitosa vi servono 2000 euro al mese, inizierete il percorso verso la ricchezza quando sarete in grado di generare rendite mensili automatiche pari ad almeno 2000 euro. Capire questo è fondamentale per la fissazione degli obiettivi. Il prossimo passo consisterebbe nel possedere un cashflow (flusso di denaro) derivante dagli attivi da reinvestire nella stessa colonna degli attivi per far si che la ricchezza generi ulteriore ricchezza ed entrare nel meccanismo “soldo fa soldo” oppure, se preferite, del “ricco che diventa sempre più ricco”.

Mi sono spesse volte posto il problema di non esagerare con l’uso di vocaboli come “ricco” o “ricchezza”. Se non si capisce correttamente lo spirito di questi articoli possono generare pregiudizio o chiusura. Ritengo più accettabile quindi iniziare questo percorso attenendomi semplicemente al concetto di indipendenza finanziaria e solo successivamente passare al quello di ricchezza. “Ricco” o “ricchezza” possono sembrare vocaboli troppo impegnativi e scoraggiare.

Da ora in avanti, quindi, ogni volta che leggerete le parole “ricco” o “ricchezza” intendeteli in questo senso, ossia pensate all’indipendenza finanziaria, a quella condizione che vi consentirebbe di vivere svincolati dal bisogno di uno stipendio e liberi dalla corsa del topo. Naturalmente, il quoziente di difficoltà per raggiungere questo primario obiettivo è direttamente proporzionale all’ammontare delle uscite mensili, le quali andrebbero attentamente rivalutate e, se è il caso, ridotte al minimo.

Pregiudizi depotenzianti

Tornando al testo di Wallace Wattles, il diventare ricchi non dipende né dall’ambiente né dal talento personale, e tanto meno dalla bellezza o dalla forza fisica. Se fosse così, sostiene Wattles, tutte le persone che vivono in un determinato ambiente diventerebbero ricche. Altrettanto per le persone belle e forti. Se c’è nella nostra città anche solo una persona ricca, significa che esistono le condizioni socio-economiche per poterlo diventare. Se l’ha fatto una persone, potenzialmente può farlo chiunque, e non c’entrano niente gli attributi fisici o l’avere talento. Certo, se una persona ha smisurate capacità e fa le cose in un certo modo è notevolmente avvantaggiata, ma non è questo il punto.

Se ci mettiamo ad analizzare le caratteristiche individuali di coloro che sono diventati ricchi, spesse volte notiamo che si tratta di persone che i soldi non li hanno ereditati ma li hanno fatti da soli, partendo da zero, come dal nulla. Più che di talento o intelligenza, si tratta di “sagacia finanziaria”, una sorta di “genio finanziario” che latita in ognuno di noi, ma che in alcuni è più sviluppato mentre in altri aspetta solo di essere risvegliato.

Wattles sostiene che questo “Certo Modo” di fare le cose non è difficile da apprendere, se consideriamo il fatto che spesso, a diventare ricchi, non sono le persone più intelligenti, capaci e talentuose; è semmai vero il contrario. Quante volte abbiamo pensato: “come è possibile che quella persona così brutta, stupida e ignorante abbia tanti soldi“… Magari ha anche una bella donna, anzi spesso è così… ma questo è un altro discorso. Mi riprometto di creare un contenuto intitolato La scienza per attrarre le belle donne, tuttavia, non so perché, ho la netta sensazione che quello della ricchezza sia in qualche modo collegato…

A parte gli scherzi, penso che la fase più difficile dell’intero processo sia proprio quella del risveglio, ossia accettare il fatto che l’essere sempre al verde sia una naturale conseguenza di un certo modo pensare e di fare le cose in maniera sbagliata (o non giusta, se preferite), ancorato alla tendenza a trascurare i propri interessi di natura finanziaria perché intrappolati in schemi mentali non allineati, come in una sorta di “corsa del topo”. Questo atteggiamento si è radicato in noi per abitudine, per impostazione sbagliata o per mancanza di educazione finanziaria. La cosa più difficile da accettare è proprio questa, ossia riconoscere il bisogno di risvegliarsi attivando un processo di istruzione basato su nuovi paradigmi.

Robert Kiyosaki nel libro Padre ricco, padre povero chiarisce bene questo concetto: «C’è una grande differenza tra professione e affari. Spesso chiedo alla gente: “Di che ti occupi?” e mi sento rispondere: “Sono un banchiere”. Allora chiedo se possiedono la banca e loro, naturalmente rispondono: “No, ci lavoro”. In questo caso confondono il loro mestiere con i loro affari. Di professione sono bancari ma devono ancora capire quali sono i loro affari».

Penso che questo primo passo sia in qualche modo simile a quello dell’alcolista che, se vuole veramente smettere di annientarsi il fegato e rovinare la vita delle persone a lui vicine, deve prima di tutto vedere il problema, cioè deve riconoscerlo e convincersi di poterlo risolvere. Se si ignora questo step non può iniziare alcun percorso di disintossicazione dall’alcol. Lo stesso vale per la persona sempre al verde che desidera iniziare un percorso verso la ricchezza.

Ovviamente il principio si applica anche al proprio lavoro principale, quello cioè che produce reddito. Purtroppo molti lavorano come matti, faticano ad arrivare a fine mese, a pagare le tasse e le scadenze, e non riescono mai a risparmiare nemmeno un euro da poter collocare nella colonna degli attivi. La tendenza è quella di dare la colpa alla crisi, al governo, al contesto socio-economico e così via. Tuttavia sarebbe saggio riflettere su queste parole:

Se adesso siete in affari, e qualcun altro, nello stesso luogo in cui vi trovate, si sta arricchendo nella vostra stessa attività mentre voi non ci state riuscendo, ciò avviene perché non state facendo le cose nello stesso modo in cui le sta facendo l’altra persona.

Ma io non ho capitali

Questa è, secondo me, una delle frasi più sconcertati e rivoluzionarie dell’intero capitolo:

Non c’è nessuno che non possa diventare ricco per mancanza di capitale.

Appena letta, questa frase mi è sembrata dissonante, come una composizione dodecafonica di Arnold Schomberg, una di quelle affermazioni che fanno storcere il naso o tapparsi le orecchie. Devo ammettere di aver sempre pensato il contrario, e cioè che senza un importante base monetaria di partenza non sia possibile arricchirsi. Soldo fa soldo, diceva mio nonno e ripeteva mio padre. Penso che questa antifona sia stata cantata da miriadi di nonni e padri di altrettanti figli e nipoti.  

Insomma non esistono scuse, secondo Wattles, alla condizione dell’indigente che vive in un contesto socio-economico con prospettive reali e oggettive. L’ambiente sbagliato, la famiglia sbagliata, il lavoro sbagliato, il capitale iniziale che non c’è, soldo fa soldo, antifone, essere brutti, essere piccoli, avere i brufoli, essere sfortunati, la crisi economica, il governo, la Merkel, il papa argentino e Cristo che si è fermato a Eboli mentre invece poteva venire a trovarci… Giù la maschera, diceva Totò, guardiamoci in faccia, anzi allo specchio!

Se non possedete alcun capitale, potete procurarvelo; se state svolgendo un’attività sbagliata, potete passare a quella giusta; se vi trovate nel luogo sbagliato, potete andare in quello giusto, e potete farlo cominciando, nella vostra attuale attività e nel luogo in cui operate attualmente, a fare le cose nel Certo Modo che determina il successo.

Wallace Wattles ci aiuta a guardare la questione da un nuovo punto di vista, fornendoci degli spunti straordinariamente logici, coerenti e razionali. Dobbiamo avere il coraggio e l’umiltà di soppesare attentamente questo nuovo paradigma, da uomini pensanti e responsabili, smettendola di agire come dei burattini manipolati in un povero, vittimistico e patetico teatro delle marionette.

Questo è quello che vorrebbe il sistema. L’argomento non è fuffa ma materia di studio che va approfondita seriamente chiedendoci se fino ad oggi non ci siamo un pochino trastullati in mille scuse di narcotica rassegnazione, che può anche andar bene, sia chiaro, se ci accontentiamo delle briciole e di guardare gli altri banchettare condannando però noi stessi e i nostri figli all’infelice ruolo di spettatori.

Il prossimo articolo basato sul 3° capitolo sarà intitolato: Le opportunità possono essere manipolate?

Approfondimenti

Audiolettura del capitolo 2

Qui trovi l’ebook con l’audio lettura dell’intero libro (9 ore di ascolto)

Qui trovi il libro cartaceo

 di Luigi Maffeo

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Luigi Maffeo
Web Master/Redattore Irbuk | + posts

L'amore principale della sua vita? La musica, quella eterna, il fantastico mondo dei suoni donatoci da gèni immortali. La catalogazione della sterminata conoscenza che rende indescrivibilmente ricco questo mondo è sempre stata un'altra delle sue mania, perché l'ordine favorisce l'appropriazione e agevola l'apprendimento dell'infinita materia di studio.

Ha una moglie che adora ed una bimba che ama alla follia. Se dovesse andare su un'isola deserta con la possibilità di portarsi dietro solo due libri, non avrebbe dubbi: La Bibbia e La Divina Commedia. Due persone? Provate ad indovinare. Un disco? Nella Quinta di Mahler c’è tutto! Cercherà sempre di guardare oltre il muro che impedisce di vedere la libertà!